Brecensione: Adrian, primo episodio

Brecensione [bre-cen-sió-ne] s.f. (pl. -ni[dal lat. brevis -is + recensio –onis]: Recensione breve scritta a caldo, subito dopo la visione di un film o la lettura di un libro o un fumetto, o al massimo il giorno dopo, senza pensarci troppo.

Sono (finalmente?) riuscito a recuperare la prima puntata di Adrian, la serie animata di e con Adriano Celentano nei panni di un orologiaio dissidente in un futuro distopico.

Dal punto di vista tecnico, è una schifezza, c’è poco da dire: le animazioni credo siano fatte quasi tutte con un qualche programma automatico e le sequenze musicali con disegni di Milo Manara animati in flash toccano punti ancora più bassi; montaggio e inquadrature sono un po’ a caso ma qua e là qualcosa di carino imbroccano; i disegni funzionano praticamente solo quando sono fermi e soprattutto nei fondali in un paio di occasioni ci sono cose inaccettabili; e non fatemi nemmeno iniziare a parlare del lettering!

Oltre a questo: tette e culi come se piovesse in maniera del tutto gratuita (anche se sospetto un malriuscito significato simbolico), trama per ora super-derivativa e cose che succedono totalmente a caso.

Però devo dire che mi sono divertito. Un po’ per il solito discorso del “so bad it’s good” che alla fine mi frega sempre.
Ma un po’ anche perché qua e là ci ho visto qualcosa di buono. Tipo la voglia di raccontare il punto di vista dei “poliziotti cattivi”, per cui alla fin fine provi simpatia, che non è scontato; o in generale la volontà di creare un progetto d’animazione con velleità “autoriali” ma che contemporaneamente ambisca a ottenere un largo pubblico.

E poi ci sono i dialoghi trashissimi e surreali che sono da sempre la cifra stilistica del Celentano cinematografico.

Come quando nel negozio di Adrian si presenta un ragazzino che ha bisogno di aiuto.

«Non so bene quello che mi serve», dice il ragazzino.
«Ah allora sei nel posto giusto», dice Adrian.
«Eh… me l’hanno detto»
«Ti hanno mandato le due ragazze che abitano qui dietro?»
«No, le due vecchiette»
«Fuori sembrano vecchiette, ma dentro sono ragazze. Fidati: le conosco da quando sono nate. [Nota: le abbiamo viste qualche minuto prima nella puntata. Sono due vecchiette] Cosa mi dicevi che ti serviva?»
«Non lo dicevo…»
«Ah! Ricordavo infatti qualcosa che non avevo sentito!»
«Ecco io… sono innamorato».

«Innamorato…» si appunta Adrian in un taccuino. Poi chiede: «Sintomi?»
«In che senso?» domanda il ragazzo, perplesso.
«Nausea? Inappetenza? Vertigini?»
«Ma mica è una malattia!»
«No?»
«Uhm… tutti.»
«Lei non lo sa.»
«Come lo sai?»
«Non lo so.»

Il ragazzo è innamorato di una che non se lo fila, Adrian gli regala il testo di una poesia da leggerle per farla innamorare a sua volta. Dato che a quel punto Adrian è già ricercato dalla polizia, la sua compagna crede che il ragazzino possa essere una spia, ma Adrian non lo crede. A fine puntata, i due incrociano per caso il ragazzo mentre sta aspettando che la sua amata esca di casa. Si fermano per vedere cosa succede. La ragazza esce e il ragazzo le legge la poesia. Lei all’inizio lo ignora ma poi i due finiscono a baciarsi (una delle robe senza senza che dicevamo sopra).

«Se non mi fossi fidato lui avrebbe ancora le vertigini, l’inappetenza e tutto il resto», dichiara con orgoglio Adrian. «Invece adesso secondo me… gli è venuta fame».

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