Superman (2025): essere gentili è punk!

James Gunn è matto. Per il suo Superman, primo film del nuovo universo condiviso DCU, una roba con miliardi di dollari in ballo e una posta in gioco creativa altissima, anziché andare liscio con qualcosa di facile, largo e semplice da masticare, decide di fare il cazzo che gli pare.

Seziona, spezzetta, disattende le aspettative, sparparglia. Prende il genere “cinecomics” e dice “qui ci voglio più comics“. Ti butta in medias res in un universo che va avanti senza di te da tre secoli e tu stai lì a unire i pezzetini mentre davanti ai tuoi occhi succede un milione di cose.

Rischi di perdere dei passaggi? Sicuramente, soprattutto se non sei un lettore di fumetti di supereroi e non cogli i giocosi riferimenti disseminati qua e là. Ma in qualche modo, l’universo narrativo teatro delle vicende ti appare immediatamente vivo, pulsante, ricco di storie pregresse e dettagli da scoprire. Proprio come quando inizi a seguire una serie dal numero che trovi in edicola e ne vuoi subito di più.

Dentro questo universo già in corsa, Gunn imbastisce una trama che dire banale e telefonata è fargli un complimento, ma la riempie di CUORE.

Sa perfettamente cosa vuole raccontare di Superman, per qualche motivo per lui Superman è un personaggio rilevante oggi, e va dritto per la sua strada senza privarsi di nulla.

Trova in David Corenswet un Superman perfetto e un Clark Ken che si direbbe molto centrato, anche se purtroppo ne vediamo davvero poco. Corenswet ha la faccia, ha il fisico, ha la presenza scenica, è un signor attore capace di destreggiarsi tra toni comici e drammatici e come porta le mutande sopra i pantaloni lui, nessuno!

Non sono da meno Rachel Brosnahan nei panni di Lois Lane – ma questo non sorprende nessuno – e Nicholas Hoult che, complice una scrittura in sottrazione molto efficace, interpreta il Lex Luthor più terrificante che si sia mai visto in un adattamento audiovisivo.

Detto questo, sono d’accordo con i commenti di molti che definiscono questo Superman un film tutt’altro che perfetto.

C’è qualcosa nella struttura che non fila del tutto, sarei curioso di vedere com’era il precedente montaggio (per chi non lo sapesse: ci hanno rimesso mano poche settimane prima dell’uscita dopo alcun test screening negativi). Il ritmo a tratti è troppo veloce e non permette agli snodi di trama di respirare, il film poteva durare serenamente una ventina di minuti in più – io li avrei visti volentieri. Ci sono qualche momento silly di troppo e soluzioni davvero facilone.

Però sono uscito dalla sala con un bel sorrisone e questo è il mio parametro principale nel valutare se un film mi è piaciuto o no. Voto finale: una gioia.

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