Brecensione: The Boys (Amazon Prime)

Brecensione [bre-cen-sió-ne] s.f. (pl. -ni) [dal lat. brevis -is + recensio -onis]: Recensione breve scritta a caldo, subito dopo la visione di un film o la lettura di un libro o un fumetto, o al massimo il giorno dopo, senza pensarci troppo.

L’adattamento televisivo di The Boys, ora disponibile per intero su Amazon Prime, è riuscito davvero bene. Gli autori (la serie è stata sviluppata da Eric Kripke, già creatore di Supernatural) avevano il difficile compito di condensare in una miniserie di otto puntate una serie a fumetti molto lunga (un’ottantina di capitoli) cercando di rendere il senso del progetto e costruendo un prodotto completo, avvincente e il più possibile generalista, benché vietato ai minori di 18 anni. Ce l’hanno fatta.

Certo, in confronto al fumetto – nonostante tutti gli avvisi sui contenuti espliciti che campeggiano all’inizio di ogni puntata – la serie tv è roba da educande. Non c’è un centesimo della cattiveria di cui Garth Ennis aveva impregnato tutti i suoi personaggi né un decimo della violenza che permea la serie originale. E la crudele ironia che c’era nel fumetto nella serie tv morde molto poco, diciamo che mordicchia.

Ma la materia originale (complessa, stratificata, articolatissima, volgare ed esplicita) è stata imbrigliata in maniera sensata e intelligente. La scelta di portare al centro della trama molti elementi che in originale erano semplice backstory ha pagato e così la semplificazione delle dinamiche di potere e il depotenziamento della Vought, la multinazionale dei super. A tutti i personaggi (alcuni dei quali si distanziano molto dalla controparte cartacea) sono stati dati uno spessore e delle motivazioni di cui nel fumetto non si sentiva alcuna necessità ma che qui fanno la differenza. Il finale di stagione si distacca poi completamente dall’originale e apre panorami al momento imprevedibili sulla piega che prenderà la seconda stagione.

The Boys non è solo una buona serie, ma anche un buon esempio di come adattare a un medium diverso un’opera senza paura di tradirla pur di arrivare a un prodotto riuscito, autonomo e interessante. Chapeau!

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